bambino non parla a 2 anni
Malattie e problematiche

Se il bambino non parla a 2 anni

Quando un bambino non parla a 2 anni si parla di ritardo nel linguaggio oppure di semplice pigrizia. Chiaramente, i genitori si allarmano quando il proprio figlio non proferisce parola, soprattutto se si tratta di un bimbo di due anni. Cerchiamo allora di capire quando vi sia un effettivo ritardo nella produzione linguistica e come stimolarla, a patto che non si tratti di sola pigrizia.

Se il bambino non parla

Quando un bambino comincia a parlare tardi, è sbagliato pensare che ci siano dei problemi nel regolare sviluppo intellettivo o socio-affettivo. Non in tutti i casi vi possono essere dei problemi neurologici. Spesso accade che i bambini che sino a due anni parlano poco o quasi per nulla, verso i tre anni sono in grado di recuperare perfettamente l’uso del linguaggio.

In inglese questi bambini vengono definiti bloomers, un po’ come i fiori che sbocciano all’improvviso, sebbene un po’ più tardi rispetto gli altri. In ogni caso, è possibile intervenire per stimolare il bambino a parlare. La cosa più semplice e utile da fare è senza dubbio quella di parlare molto e comunicare con il proprio figlio. In questo modo si può suscitare in lui la voglia di produrre le prime parole per spirito di imitazione del genitore.

Il linguaggio del bambino a 2 anni

Se un bambino a 2 anni non parla è del tutto naturale che i genitori si allarmino. Bisogna tener presente che un ritardo nel linguaggio non è necessariamente legato a ritardi nello sviluppo cognitivo. Nel normale sviluppo di interazione socio-affettiva il bambino mostra come sua primissima forma di comunicazione il pianto.

Verso i tre o quattro mesi di vita comincia a sillabare, o meglio a produrre i primi suoni, fenomeno noto come lallazione. Pian piano comincia a ripetere le sillabe. Non si tratta però di una vera e propria produzione linguistica. La vera produzione delle sue prime parole avviene, normalmente, intorno ai 9 – 13 mesi di vita. Si passa poi a indicare gli oggetti circostanti. Intorno ai 16 mesi il bambino possiede un vocabolario di circa 50 parole. Verso i 20 mesi il suo vocabolario diventa ancora più ricco di nuovi termini, sino a quando comincia a produrre intere frasi.

Il linguaggio del bambino a 3 anni

Intorno a tre anni il bambino dovrebbe essere in grado di produrre frasi più complesse anche se non grammaticalmente esatte. Comincia anche a differenziare i termini al singolare da quelli plurali. Chiaramente, questo è lo sviluppo linguistico che un bambino segue normalmente, poi bisogna anche tener conto delle differenze individuali. Vi sono, infatti, bambini più precoci, ed altri che, sebbene comincino a parlare in ritardo, una volta raggiunti i tre anni, mostrano uno sviluppo linguistico assolutamente nella media. A influire sulla loro crescita cognitiva è anche l’ambiente circostante e gli stimoli che vengono proprio dai genitori. Per tale ragione è importante comunicare con il bambino per favorire in lui la produzione linguistica.

Giochi per bambini che non parlano

Nel caso in cui il bambino non parla, una buona abitudine come raccomandano gli stessi logopedisti, potrebbe essere quella di leggere dei racconti, coinvolgendolo nella storia e rivolgendogli delle domande. Si possono leggere delle filastrocche oppure cantargli la ninna nanna, poiché la presenza di rime o i termini ascoltati sin da piccolini, possono rappresentare il primo arricchirsi del loro vocabolario. Quando ci si rivolge al bambino, bisogna usare parole reali, indicando gli oggetti di cui si parla. E’ importante anche mantenere sempre il contatto visivo.

Anche le canzoni possono essere un valido aiuto, come ad esempio, quelle dei cartoni animati, per questo potrebbe essere utile, oltre che divertente, cantarle insieme a lui. In alcuni asili o ludoteche spesso si organizzano degli incontri di lettura di favole. Questo potrebbe essere un altro modo per stimolare la curiosità di conoscenza del bambino, consentendogli di apprendere nuovi termini, mentre è insieme agli altri.

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