colestasi gravidica
Disturbi e malattie

Colestasi gravidica

La colestasi gravidica, anche definita intraepatica, è una malattia a carico del fegato che si manifesta durante la gestazione. E’ fondamentale riconoscerla e intervenire in tempo, altrimenti, potrebbe comportare complicanze piuttosto serie per il bambino. Solitamente la colestasi insorge intorno al secondo trimestre di gestazione ed è caratterizzata da un ristagno dei sali biliari nel fegato che si riversano nel flusso ematico e nei tessuti, irritando i nervi periferici.

Colestasi gravidica

Il prurito con cui si manifesta la colestasi gravidica interessa tutto il corpo, comprese mani e piedi, e in maniera importante durante la notte. Caratteristica fondamentale della patologia è una disfunzione epatica nel metabolismo degli acidi biliari. Questi ultimi circolano, quindi, in quantità maggiore nel sangue. Ed è esattamente questo che causa il prurito, generato dal depositarsi dei sali biliari nelle cellule del fegato.

Colestasi gravidica cause

La colestasi gravidica si manifesta nelle donne in gravidanza per cause del tutto sconosciute, sebbene tra i principali fattori di rischio sembra vi siano i cambiamenti ormonali durante la gravidanza. Non solo, potrebbero anche esservi dei fattori genetici alla base di tale patologia. Recenti studi hanno messo in evidenza come l’incidenza varia in relazione alle diverse etnie con un range di manifestazione attestato tra l’1 e il 10%. L’unica certezza è che una donna che sia colpita da colestasi gravidica, con molta probabilità ne sarà colpita nelle gravidanze successive. Il sintomo evidente è proprio il prurito diffuso.

Rischi per il feto

I sintomi della patologia, se ben curata, scompaiono in seguito al parto, senza lasciare alcun segno o problematica sul fegato della donna. Attenzione però, poiché è necessario intervenire in tempo ed arrestare il corso della malattia durante i nove mesi di gestazione, in quanto, una concentrazione eccessiva di acidi biliari nel sangue della madre, può portare dei gravi rischi per il feto. Una delle conseguenze più gravi per il bambino in grembo è quella della morte in utero.

Terapia per colestasi gravidica

Dopo le prime manifestazioni cutanee è importante rivolgersi al proprio medico, il quale stabilirà la terapia adeguata per intervenire, una volta che sia stata accertato che si tratti di colestasi gravidica. Uno dei farmaci utilizzati in tali casi è l’acido ursodesossicolico, che agisce riducendo la concentrazione di acidi biliari, dando sollievo al prurito cutaneo e soprattutto mettendo al riparo da eventuali rischi il bambino. E’ un medicinale che va assunto per bocca, tutti i giorni, a partire dal momento in cui viene diagnostica la malattia, sino al momento del parto.

Nel corso dei mesi sarà anche effettuato un attento controllo dei valori di sali biliari, oltre che della salute stessa del bambino. Nel caso in cui il prurito sia particolarmente insistente e fastidioso, sarà il medico a valutare se sia il caso di prescrivere anche degli antistaminici. Fondamentale sarà far partorire la donna entro la 37a o 38a settimana di gestazione. Questo per evitare il rischio di mortalità in utero del feto.

Dieta per Colestasi Gravidica

Come in gran parte delle patologie, anche nel caso della colestasi gravidica, la corretta alimentazione potrebbe essere un valido supporto, soprattutto per dare sollievo dai sintomi della malattia. Una dieta sana, equilibrata e priva di grassi, aiuterà ad alleviare il prurito. Ecco allora che sarà opportuno eliminare gli insaccati, gli alimenti fritti e cibi paricolarmente elaborati, che affaticano il fegato. Si dovranno anche evitare o ridurre le spezie in cucina, le bevande gassate, tè, caffè e alcolici. Ottima, come sempre, l’abitudine di bere almeno due litri di acqua al giorno, così come il consumo di alimenti che contengano vitamine del gruppo B, che aiutano a ristabilire la corretta funzionalità epatica.

Esami da fare

Per tenere sotto controllo la funzionalità del fegato e la malattia è consigliabile eseguire specifici esami. Uno di questio è il controllo dei valori delle transaminasi e degli acidi biliari, in questo modo è possibile stabilire se il disturbo sia riconducibile alla presenza di colestasi gravidica. Se vi fosse la presenza di tale patologia i valori di tali enzimi risulterebbero superiori alla norma. Da sottolineare anche che i valori elevati delle transaminasi potrebbero essere legati ad altri fattori, come allergie, calcoli alla colecisti, situazioni infettive o malattie autoimmuni.

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