Prima Comunione senza catechismo

A quanti genitori, nel corso dei due anni di catechismo del proprio figlio, è stata posta la domanda: ma devo andarci per forza? E quanti di voi hanno realmente saputo rispondere con cognizione di causa spiegando in modo efficace il motivo per cui vostro figlio doveva o deve seguire il catechismo? E’ una domanda che presto o tardi, durante questi due anni, tutti i figli ci faranno.

Prima Comunione senza Catechismo: è possibile?

Principalmente per pigrizia o perché vogliono andare al parco . Esistono però dei casi in cui il bambino è realmente impossibilitato a frequentare il catechismo, ma vuole lo stesso ricevere il sacramento: cosa si deve fare?

In genere, quando una famiglia cattolica decide con il proprio figlio di iniziare il catechismo, lo fa nella parrocchia di quartiere. Insieme solitamente agli altri compagni di classe, frequentando il corso una volta a settimana e partecipando alla Santa Messa della domenica.

Ma può capitare che una serie di eventi impediscano tutto questo, anche per un lungo periodo. Ad esempio il trasferimento dei genitori all’estero per motivi di lavoro. Oppure una malattia improvvisa. Quindi, potrebbe succedere che non sia possibile seguire il normale percorso del Catechismo.

In questo caso non esiste alcuna regola scritta secondo la quale il parroco può opporsi dall’impartire il sacramento a chi dichiara di volerlo ricevere. E tale discorso vale non solo per la Prima Comunione, ma anche per la Cresima, come pure per il Matrimonio.

Tuttavia, nel caso della Prima Comunione, sarà compito della famiglia preparare il proprio figlio al rito che si appresta a compiere. Bisogna spiegare al bambino  il significato dell’Eucarestia e fare in modo che il piccolo apprenda tutte le nozioni impartite.

L’unico vincolo imposto dalla Chiesa è rappresentato dall’età. Per ricevere la Prima Comunione senza Catechismo, il bambino deve obbligatoriamente essere nell’età della ragione. Quindi, deve aver compiuto almeno 7 anni.

Bisogna precisare che anche il parroco, in questi casi, gioca un ruolo fondamentale. Innanzitutto come valutatore. Perché, pur trattandosi di un ministro della Chiesa che non può opporsi , è anche un “pastore di anime” che deve guidare e verificare che i fedeli siano realmente motivati nel cammino che stanno compiendo. Tanto più che negli ultimi anni sembra ormai una moda il concepire i sacramenti come un momento di festa. Escludendo totalmente la valenza cristiana che invece è fondamentale non dimenticare mai.

Non a caso, da parte di varie parrocchie è stata avanzata la proposta di aprire il percorso del catechismo solo ai volontari. E di togliere la quasi “obbligatorietà” che regna nelle famiglie per evitare che “passata la festa passi anche il santo”. Tale riforma sarebbe un grande passo avanti per la chiesa cristiana. Forse le parrocchie sarebbero meno piene, ma certo diminuirebbe anche il numero di abbandoni successivi alla celebrazione dei Sacramenti.

In conclusione,  l’ultima valutazione prima di poter fare la Comunione senza Catechismo spetta al parroco. Sarà lui a decidere se si è pronti spiritualmente a ricevere l’Eucarestia. E sempre lui sarà libero di poter far presente agli enti cattolici preposti il comportamento non in linea di un fedele, che invece ha ricevuto regolarmente tutti i sacramenti, per far si che gli vengano sottratti.

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