fuoco di sant'antonio in gravidanza
Disturbi e malattie

Fuoco di Sant’Antonio in gravidanza

Il fuoco di Sant’Antonio, o Herpes o anche Varicella-Zoster, può verificarsi anche in gravidanza. Generalmente, questa forma virale si verifica in seguito ad un’infezione primaria, dando così luogo ad una recidiva. In gran parte dei casi, avviene per via di un abbassamento delle difese immunitarie del soggetto, per via di stress o malattia.

Fuoco di Sant’Antonio

L’Herpes Zoster, più comunemente noto come appunto Fuoco di Sant’Antonio, è un’infezione data da un virus che fa parte della famiglia degli Herpes virus. Si tratta dello stesso virus responsabile della varicella. Nel caso in cui venisse contratto in gravidanza, non comporta particolari problemi per il feto. PEr quel che riguarda la madre, invece, può essere trattato semplicemente con crema antivirale e antidolorifico.

La varicella, in realtà, è la prima manifestazione dell’avvenuto contatto con il virus. Dopo che sia stata contratta la malattia, infatti, questa si annida e resta nell’organismo in forma latente e silenziosa, senza dare problemi. In caso di altre patologie o un periodo di particolare stress, può manifestarsi sotto forma di Fuoco di Sant’Antonio.

Come avviene il contagio

Il contagio avviene mediante il contatto con il liquido delle vescicole, poiché è in esse che è racchiuso il virus. Il liquido potrebbe fuoriuscire dalle lesioni delle vescicole. Si diventa contagiosi dal momento in cui si manifestano le eruzioni cutanee e fino a quando queste non creano una crosticina. Proprio per tale ragione, chi è affetto dallo sfogo di Sant’Antonio dovrebbe coprire le lesioni, evitando di toccarle. E’ opportuno lavarsi le mani spesso e soprattutto senza condividere asciugamani e altri oggetti personali con altri soggetti, perché potrebbero diventare veicolo di trasmissione del virus.

Periodo di incubazione

Non c’è un chiaro periodo di incubazione del virus dell’Herpes Zoster, poiché dopo aver contratto la varicella, questo resta latente nelle cellule e potrebbe, ma potrebbe anche non avvenire, riattivarsi in periodi di abbassamento delle difese immunitarie del soggetto. Nella maggior parte dei casi, questa recidiva si verifica in età piuttosto avanzata, intorno ai 50 o 60 anni. Ci sono, tuttavia, casi in cui si sia manifestata in soggetti giovani.

Se non avviene un’eruzione cutanea

Le forme recidive si verificano con evidente eruzione cutanea. Laddove non si verificasse, vuol dire che il virus è ancora latente nelle cellule. Infatti, i sintomi caratteristici di questa forma virale sono bruciore tendenzialmente evidente sul tronco e su un lato del fianco, prurito e formicolio. Raramente le manifestazioni colpiscono altre parti del corpo. Pochi giorni dopo le prime manifestazioni cutanee, si vedrà comparire sulla zona colpita, un’eruzione simile ad una striscia. Infatti, zoster in greco antico significa appunto cintura. Quest’ultima è formata da diverse pustolette arrossate e piene di liquido. Creano un fastidio piuttosto forte anche solo per leggero sfregamento.

Il trattamento del Fuoco di Sant’Antonio prevede la somministrazione di farmaci antivirali. Si assumono per via sistemica e sotto prescrizione medica. Nel giro di alcuni giorni, l’infezione dovrebbe regredire. I tempi variano anche in relazione all’età del soggetto colpito e alle generali condizioni di salute.

Fuoco di Sant’Antonio in gravidanza

Tranne i casi in cui, nella donna si verifichino degli effettivi cali delle difese immunitarie, l’Herpes Zoster non comporta rischi per la gravidanza in sé. Tuttavia, se la donna in dolce attesa è colpita dal Fuoco di Sant’Antonio, il rischio di infezione per il feto è praticamente nullo. Questo perché il bambino è protetto dagli anticorpi che gli vengono trasmessi dall’organismo della madre. Ecco perché non sono, generalmente, richiesti particolari controlli in questi casi, per monitorare la gravidanza.

Diverso il caso in cui, sebbene raro, l’infezione si dovesse localizzare in prossimità del canale del parto. In questo caso, partorendo per via vaginale quando sono ancora presenti le vescicole, il bimbo rischia di contrarre la varicella. Questa porterebbe purtroppo con sé una serie di complicanze piuttosto importanti, tipiche di una malattia esantematica su un bimbo appena nato. Restano, tuttavia, elevati rischi per la donna in gravidanza, nel caso in cui dovesse contrarre per la prima volta la varicella.

Fuoco di Sant’Antonio, come lavarsi?

Quando ci si lava, bisogna prestare molta attenzione alle vescicole. Queste, infatti, non devono essere rotte né bucate.Bisogna eseguire le operazioni in maniera estremamente delicata, senza utilizzare il sapone o bagno schiuma e tamponando, senza sfregare. Evitare nel modo più assoluto di grattare la cute. E’ inoltre, consigliabile usare indumenti morbidi in cotone per non irritare ancora di più la pelle. Per ritrovare sollievo, si può anche applicare del ghiaccio sulla zona con eruzioni cutanee, chiaramente mettendolo in una stoffa di cotone.

Fuoco di Sant’Antonio, cibi da evitare

Nel periodo caratterizzato dalle eruzioni cutanee tipiche del fuoco di sant’Antonio, si dovrebbero evitare gli alimenti che presentano un elevato contenuto di arginina. Ecco perché è sconsigliato mangiare i semi oleosi, soprattutto arachidi, nocciole e mandorle. Così come anche i legumi e i loro derivati, in modo particolare la soia, le fave, le lenticchie e i ceci. Al contrario, sarebbero da preferire alimenti ricchi di vitamina D. Infatti, è dimostrato che ottimi livelli di calciferolo aiutano a prevenire molte patologie infettive. I cibi che ne contengono di più sono il pesce e il tuorlo d’uovo.

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