Raschiamento uterino
Aborto

Raschiamento uterino: anestesia, aborto interno, isteroscopia

Purtroppo il meraviglioso momento della gravidanza può essere dolorosamente rovinato, nel 20% dei casi, da un aborto naturale. In questo caso la prima cosa da fare è sottoporsi a un raschiamento uterino.

Raschiamento uterino

Nel caso di un aborto spontaneo, dopo aver consultato il ginecologo, ci si deve sottoporre a un raschiamento uterino, ovvero lo svuotamento e la revisione della cavità uterina. Per un periodo più o meno lungo, in base alla reazione dell’organismo, è molto probabile che la donna continui a sentire dolori dopo raschiamento nella zona addominale e uterina. Quindi è bene procedere con i dovuti controlli per assicurarsi che dolori e sintomi post intervento siano del tutto normali e che l’utero sia completamente pulito.

Generalmente il raschiamento utero non comporta alcun rischio, tuttavia in casi rarissimi  l’intervento può dare luogo a lesioni uterine o altre complicanze. Ecco perché nei giorni successivi all’intervento occorre seguire attentamente alcune precauzioni. Primo tra tutte la paziente al risveglio dall’anestesia non dovrà alzarsi se non con il permesso del medico. Al ritorno a casa dovrà riposarsi e non dovrà utilizzare assorbenti interni né avere rapporti dopo raschiamento per almeno due settimane.

Raschiamento anestesia

Nel caso si è costrette a sottoporsi a raschiamento verrà eseguita anestesia totale che può durare dai dieci ai venti minuti. Se non si verificano imprevisti, la paziente potrà tornare a casa anche in giornata. Al risveglio si potrà avvertire forte nausea e/o sonnolenza.

Quando non sottoporsi: aborto interno

A seguito della morte del feto, non sempre è necessario sottoporsi a raschiamento. In molti casi, infatti, i residui della gravidanza verranno espulsi dall’organismo in modo spontaneo con perdite vaginali. Se ciò non avviene o se c’è rischio di infezioni, il medico può consigliare di procedere col raschiamento uterino. Prima di procedere è bene eseguire un’ecografia, la sola che può mostrare se l’utero è pulito o vi sono ancora residui. In ogni caso si consiglia di rivolgersi sempre al proprio ginecologo alla comparsa di qualsiasi sintomo e per qualsiasi decisione.

Isteroscopia

Cosa fare dopo un raschiamento? L’esame grazie al quale sarà possibile valutare la condizione dell’utero si chiama isteroscopia. Si effettua in day hospital e in anestesia generale: il proprio medico saprà dare precise indicazioni su come prepararsi. Inoltre, si potrà scegliere anche una procedura ambulatoriale, senza anestesia: in questo caso specifico si deve assumere paracetamolo mezzora prima dell’esame. Dopodiché il medico incaricato inserirà un sondino nella vagina per valutare le condizioni dell’utero e in caso di necessità procederà con altri trattamenti. L’isteroscopia dura circa 15 minuti.

Gravidanza dopo raschiamento

Quando ritentare con una gravidanza dopo raschiamento? I medici consigliano di attendere almeno sei mesi prima di tentare di rimanere incinta di nuovo, al fine di ridurre al minimo i rischi di un altro aborto spontaneo. In realtà ci troviamo di fronte a un dibattito apertissimo: alcuni recenti studi sembrano, infatti, aver dimostrato il contrario, e cioè che per le donne che rimangono incinte subito dopo l’aborto ci sono meno probabilità di interruzione rispetto quelle che attendono sei mesi. Tale studio è stato effettuato su un campione di 30.000 donne con i seguenti risultati: “il 41,2% ha concepito entro sei mesi di un aborto spontaneo, il 25,2% dopo 6-12 mesi”. Quel che è certo è che dopo un’esperienza del genere una donna ha bisogno dei propri tempi di recupero sia fisicamente che psicologicamente. D’altro canto, stress ed emotività non sono particolari irrilevanti per una gravidanza.

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