salmonella in gravidanza
Alimentazione in gravidanza

Salmonella in gravidanza

Nei nove mesi è fondamentale fare attenzione a ciò che si mangia per non contrarre la salmonella in gravidanza, che potrebbe compromettere seriamente lo sviluppo fetale per via delle condizioni di ipertermia, febbe molto alta, un’importante riduzione nell’apporto di ossigeno alla placenta, una serie di alterazioni metaboliche nell’organismo materno e in casi gravi portare anche a un parto prematuro o, ancor peggio, alla morte intrauterina.

Salmonella

La salmonella è un batterio definito bacillo, per via della sua particolare forma a bastoncino. Solitamente, è presente all’interno dell’apparato gastrointestinale. Questi batteri si trovano normalmente nell’ambiente, nel suolo e nelle acque. Negli esseri umani questi bacilli causano differenti tipi di malattie infettive. Tra queste la più comune è proprio la salmonellosi, che si manifesta come un’infezione intestinale. Non solo, questi batteri possono anche causare febbre enterica, tifoidea e paratifoide. In ultimo possono anche essere causa di setticemia, un’infezione il cui rischio di insorgenza è maggiore nei soggetti anziani, nei bambini o in coloro che abbiano il sistema immunitario compromesso.

Salmonella in gravidanza

Maggiore attenzione alla propria alimentazione deve essere prestata durante il periodo della gravidanza, poiché un’infezione da salmonella in questo caso potrebbe compromettere seriamente lo sviluppo del feto. Ciò è dovuto alle condizioni di febbre alta e a un ridotto apporto di ossigeno alla placenta, oltre a tutta una serie importante di alterazioni metaboliche indotte nell’organismo materno. In casi particolarmente gravi la salmonella potrebbe portare a un parto pretermine o addirittura alla morte all’interno dell’utero.

Come si prende la salmonella

La salmonella è una delle cause più frequenti di infezioni alimentari tipiche del mondo industrializzato. Queste infezioni si possono verificare sia negli uomini che negli animali domestici o da cortile quali polli, maiali e bovini. Non a caso, sono proprio gli animali i più importanti vettori di trasmissione dell’infezione da salmonella. Questo perché gran parte dei prodotti dell’alimentazione umana deriva dagli animali e dai suoi derivati. Ecco perché è importante evitare il consumo di prodotti crudi o non pastorizzati, facendo altresì attenzione alle acque non potabili, poiché anche qui potrebbero annidarsi questi batteri.

Cibi da evitare per non contrarla

Per non incorrere nel rischio di contrarre tale infezione bisogna evitare di consumare uova crude o poco cotte, maionese, gelati o zabaione preparati in casa. Da evitare anche il latte non sterilizzato mediante pastorizzazione e la carne cruda o poco cotta, così come i frutti di mare. Assicurarsi sempre che il metodo di cottura superi i 70°C anche nella parte interna degli alimenti. Si raccomanda, infine, di  mantenere separati i cibi cotti da quelli crudi, in modo che non possano contaminarsi.

Conseguenze da salmonellosi

I sintomi più evidenti di salmonellosi, solitamente, compaiono tra le 6 e le 72 ore a seguito all’ingestione di alimenti contaminati e possono protrarsi sino a circa una settimana. La malattia ha nella gran parte dei casi un decorso benigno. Può, in ogni caso, accadere che le sue manifestazioni si aggravino e sia anche necessaria l’ospedalizzazione del soggetto interessato.

Tra i sintomi vi sono febbre alta, dolore addominale e crampi, nausea e vomito, dissenteria con feci liquide, fenomeni di sangue nelle feci o mucorrea e, infine, forte disidratazione. Nei soggetti più debilitati si possono associare presenza di batteri nel sangue, artriti, polmoniti, endocarditi.

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