gravidanza a rischio
Maternità

Gravidanza a rischio Inps e lavoro: certificato e retribuzione

Quando si parla di gravidanza a rischio l’Inps è tenuto a riconoscere alla donna lavoratrice tutta una serie di garanzie a tutela della sua salute e del bambino in grembo. Vediamo nel dettaglio chi ne può beneficiare e quali sono i documenti necessari e i tempi utili entro cui presentare domanda.

Gravidanza a rischio lavoro

Come si sa, non tutte le gravidanze sono uguali e tranquille. Ve ne sono alcune per le quali è necessario che la futura madre si astenga dal lavoro e resti a casa. Si tratta di situazioni particolari, legate a motivazioni di salute o connesse all’ambiente lavorativo. Nel caso in cui ci si trovi in presenza di una gravidanza a rischio è nel diritto della donna smettere di lavorare, prima del periodo di congedo di maternità. Per cui è possibile richiedere la maternità anticipata, presentando apposita domanda presso l’Inps.

Nel caso in cui si abbia una gravidanza a rischio e il lavoro che si svolge richiede mansioni pesanti, la donna ha il diritto di fare richiesta di maternità anticipata, percependo in tal modo l’indennità Inps. Infatti, non tutte le donne possono attendere di arrivare all’8 o 9 mese di gestazione per avere diritto al congedo di maternità. Quando la gravidanza presenta dei problemi, questo periodo di congedo dal lavoro può essere richiesto prima. Vi sono, tuttavia, delle regole alle quali attenersi per poter fare richiesta. Come punto fondamentale, bisogna precisare che possono usufruire della maternità anticipata solo le lavoratrici dipendenti, coloro che sono in disoccupazione e le libere professioniste che però versino i contribuiti alla Gestione Separata dell’Inps.

Gravidanza a rischio sintomi

I sintomi che fanno presupporre che la gravidanza possa essere messa a rischio dal lavoro e che sia necessario un periodo di riposo sono i dolori all’addome, contrazioni o perdite vaginali. Sono tutti campanelli d’allarme che meritano la necessaria attenzione. Altri sintomi che indicano che la gravidanza merita più riposo sono delle piccole perdite ematiche o acquose, sensazione di bruciore intimo o sintomi della cistite. I fattori scatenanti possono essere molteplici, come delle condizioni di salute esistenti, l’età della donna, il proprio stile di vita.

Da quando e fino a quale settimana

La maternità anticipata viene garantita per legge a tutte le donne in gravidanza che per ragioni di salute legate alla gestazione o per le mansioni svolte, siano costrette a smettere di lavorare prima di giungere al congedo obbligatorio per maternità previsto all’ottavo o nono mese di gestazione. Dovranno così fare apposita richiesta presso l’Asl o alla Direzione Territoriale di competenza. Allegato alla domanda dovrà essere anche presentato il certificato gravidanza a rischio che attesti la situazione di salute della donna, firmato dal proprio ginecologo. Tutti i documenti dovranno essere inviati al Servizio ispezione della Direzione provinciale del lavoro della propria area di riferimento. Inoltre, nel caso in cui la donna dovesse svolgere lavori ritenuti pericolosi, il periodo di maternità potrà essere allungato sino a sette mesi dopo il parto dallo stesso Servizio ispezione. A stabilirlo è un apposito articolo presente nel Testo Unico sulla maternità.

Gravidanza a rischio Inps

L’ultima parola spetta proprio all’Asl e alla Direzione territoriale del lavoro che dovrà decidere se la donna che abbia fatto richiesta di maternità anticipata possa o meno smettere di lavorare. Una copia della domanda di maternità anticipata dovrà essere presentata dalla lavoratrice anche al datore di lavoro. Una volta che sia stata presentata la domanda, entro 7 giorni, la Direzione Territoriale per il lavoro dovrà rilasciare un provvedimento a favore della richiesta.

Visita fiscale

Nel caso di maternità anticipata non è prevista alcuna visita fiscale nei confronti della richiedente. Tuttavia, alla metà del 7 mese di gravidanza bisogna inviare domanda per il congedo di maternità, obbligatorio per legge.

Gravidanza a rischio esenzione

Una gravidanza a rischio garantisce alla donna il diritto a una serie di esami erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, quali le prestazioni per verificare la presenza di eventuali patologie di natura genetica a carico del feto, prestazioni sanitarie per il trattamento di malattie che mettono a rischio sia la madre che il bambino, prestazioni specialistiche per monitorare lo sviluppo del feto. Vi è, inoltre, uno specifico codice di riferimento per avere l’esenzione in caso di gravidanza a rischio, che è M50.

Per quanto riguarda l’esenzione per le prestazioni mediche in caso di una gravidanza a rischio, va precisato che la prescrizione degli esami dovrà essere fatta solo dal medico specialista e non da un medico generale, inoltre, per ottenere l’esenzione, la prescrizione deve essere fatta su di un ricettario del Servizio sanitario regionale. Per beneficiare dall’esenzione bisogna rivolgersi, pertanto, a una struttura pubblica che attesti la gravidanza a rischio.

Gravidanza a rischio retribuzione

La maternità anticipata per le lavoratrici dipendenti viene erogata per l’80% dall’Istituto di Previdenza Sociale, soldi che verranno in ogni caso anticipati dal datore di lavoro e, nel caso sia previsto dal contratto collettivo di riferimento, quest’ultimo può integrare la parte mancante per giungere così al 100% della retribuzione. Mentre, per le lavoratrici autonome, è la gestione separata Inps a occuparsi del pagamento dello stipendio nei casi di maternità anticipata.

Certificato gravidanza a rischio

Nel momento in cui la gravidanza a rischio sia stata accertata dal ginecologo, bisogna rivolgersi presso l’Asl di competenza per presentare tutti i documenti utili per la domanda. L’Asl trattiene i documenti e rilascia fotocopia della domanda di maternità anticipata da portare al datore di lavoro.

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