lallazione
Crescita del neonato

Lallazione: come stimolarla e cosa fare in caso di ritardo

Intorno al quarto o quinto mese di vita del bambino avviene la lallazione, chiamata così in gergo medico. Il piccolo comincia quindi a emettere le prime sillabe, ovvero suoni tipici dei neonati che in realtà non hanno ancora un significato ben preciso come la-la-la o ma-ma-ma. Da qui la definizione di lallazione!

La lallazione

I primi suoni, o pseudo parole pronunciate dal bambino avvengono intorno al quarto o quinto mese di vita. Comincerà a ripeterle in serie, così come le sente udire intorno a lui. Sono più che parole dei suoni tipici che vengono emessi da bambini in questa fase del loro sviluppo. Tra il secondo e il terzo mese compaiono dei suoni che somigliano per lo più a dei gorgoglii, poiché li ha scoperti per caso e si diverte a emetterli. Sono una sorta di imitazioni vocaliche che il genitore accompagna per aiutare il bambino verso le sue prime parole.

La lallazione canonica, invece, si ha a partire dal sesto o settimo mese di vita del piccolo. Il bambino è già in grado di produrre delle sequenze sillabiche in maniera ripetitiva. A partire dal decimo mese, gran parte dei bambini producono sillabe un po’ più complesse e lunghe. Questa fase viene definita lallazione variata ed è quella in cui cominciano a pronunciare delle parole in qualche modo comprensibili, facili da comprendere per i genitori, perché utilizzate in specifici contesti o indicando oggetti accanto a loro. Da lì a poco il passo sarà breve all’imitazione, non proprio identica, dei suoni o parole di due o più sillabe.

Chiaramente bisogna sempre tener conto del fatto che ogni bambino ha un suo personale percorso, per cui questo implica anche che ognuno segue il suo naturale sviluppo del linguaggio. Per questa ragione non è necessario preoccuparsi se il proprio bambino inizia a emettere i primi suoni con ritardo rispetto ad altri. La lallazione è fondamentale per stabilire una prima fase comunicativa tra il bambino e l’ambiente circostante e soprattutto con i genitori, perché in questo modo il bambino comunica anche i suoi stati d’animo. I genitori da parte loro possono sollecitarlo mentre giocano, provando a emettere suoni da fargli poi ripetere.

Ritardo della lallazione

Come indicato, le fasi dello sviluppo del linguaggio nel bambino seguono percorsi personalizzati, tuttavia, in linea di massima questa comincia intorno al terzo o quarto mese di vita del bambino. Il piccolo comincia così a rispondere agli stimoli esterni, ad esempio, sorride ascoltando una voce che gli è familiare e inizia anche a imitare i suoni che sente intorno. Verso il sesto e settimo mese inizia la produzione di sillabe per poi proseguire con parole più o meno chiare, imitando i toni e le inflessioni che sente intorno. Tra i 17 e 24 mesi si arricchisce il vocabolario del bambino a un ritmo crescente. Intorno ai 2 anni comincerà a comporre qualche frase. Questo è il quadro generale, ma ogni bambino segue il suo naturale percorso evolutivo anche per quanto riguarda il linguaggio. Per cui, non bisogna allarmarsi se il proprio bambino presenta qualche piccolo ritardo o scostamento rispetto ai tempi indicati per quanto riguarda la lallazione. I genitori, da parte loro, possono però aiutarlo stimolandolo a ripetere i suoni mentre si gioca.

Come stimolarla

Per stimolare la produzione di parole, l’unica cosa da fare è parlare con il bambino. Studi clinici dimostrano come i bambini ai quali i genitori hanno parlato molto, mostrano un QI più elevato rispetto agli altri, con anche un vocabolario più vasto. Già mentre è nel grembo della madre, si può cominciare a parlare con il bambino che si abitua così alla sua voce. Gli si può parlare poi durante il cambio del pannolino, mentre fa il bagnetto, cantargli canzoncine per farlo addormentare, bisogna parlargli in continuazione. Ovviamente bisogna parlargli con calma e con parole semplici in modo che pian piano possa ripeterle. Leggergli qualcosa, una storia ad esempio, o cantargli una canzone è un ottimo metodo per sostenerlo nel suo sviluppo del linguaggio.

Quando preoccuparsi

Ci sono, tuttavia, dei segnali che ci possono indicare quando un ritardo nello sviluppo del linguaggio nel bambino possa essere dato da un particolare disturbo. Se entro il suo primo anno di vita, il bambino dovesse apparire chiuso in un mondo tutto suo, utilizza poco la voce, non pronunci le prime paroline, o è come se le usasse in maniera casuale, allora bisogna cominciare a pensare che c’è qualcosa che non va. Se, entro il secondo anno, il bambino non comincia a formare frasi con almeno due parole insieme o se il suo vocabolario è molto ridotto, allora sarà bene cominciare a parlarne con il proprio pediatra, per verificare se effettivamente ci sia un ritardo nello sviluppo del linguaggio. Se così fosse, ci sarà bisogno di un approccio differente e supportato da specialisti.

Lallazione interrotta: cosa fare

Affinché si completi lo sviluppo del linguaggio è fondamentale seguire determinate tappe o fasi che, spesso, sono contemporanee tra loro e non sequenziali. Ogni bambino poi segue i suoi tempi e la sua personale evoluzione linguistica. La prima fase comprende una lallazione monosillabica, cui seguono suoni ripetitivi come “ma-ma” o “pa-pa”. Se all’improvviso si dovessero notare pochi sviluppi nell’accrescimento del linguaggio del bambino, come se la lallazione si fosse interrotta, non bisogna preoccuparsi e cercare di forzare il piccolo nella produzione di suoni. Questo risulterebbe per il bambino solo un fattore di stress e frustrazione oltre chiaramente a trasmettergli ansia.

Bisogna solo continuare a stimolarlo parlandogli, leggendogli le storie la sera prima di addormentarsi, cantandogli una canzoncina. In questo modo il bambino, che per una qualunque ragione abbia momentaneamente fermato la sua riduzione di suoni, riprenderà pian piano a parlare. Nel caso in cui, si volesse un consulto specialistico, ci si può rivolgere ad un neuropsicologo dell’età evolutiva o un logopedista.

Quando il bambino comincia a parlare

Secondo alcuni medici, il momento in cui il bambino comincia effettivamente ad avere cognizione di se stesso e del mondo che lo circonda è la fase in cui ha inizio la produzione del linguaggio. Non si tratta chiaramente di vere e proprie parole, ma di suoni, questo perché il bambino non può ancora comprendere il valore dei suoni e il loro significato. Tutto si concentra nella scoperta casuale dei suoni che si diverte a ripetere.

Il bambino è ignaro del fatto che la semplice ripetizione di una sillaba componga una parola, ma spesso i genitori vogliono che questa sia la prima pronuncia di “ma-ma” o “pa-pa”. La lallazione è uno step fondamentale nello sviluppo senso-motorio del bambino. Questa fase, infatti, ha inizio insieme all’attività ritmica di altre parti del suo corpo, come battere le manine o muovere gli oggetti ritmicamente. Da questo momento in poi comincia a svilupparsi la sua capacità imitativa. Interagisce con chi gli è intorno e comprende il senso di approvazione o di divieto.

I giochi per imparare a parlare correttamente

Ci sono alcuni giochi che i genitori possono fare insieme al bambino per stimolare la sua capacità di apprendere nuovi suoni e volerli imitare. E’ del tutto normale che nella prima fase faccia molti errori, ma col tempo e con la giusta dedizione imparerà ad emettere i suoni correttamente.

Un gioco carino, ad esempio, da fare insieme a lui potrebbe essere quello di guardarsi allo specchio mentre si pronunciano i suoni o le parole, in questo modo lui farà attenzione a quali sono i movimenti labiali che facciamo nel pronunciare le parole e le espressioni del viso. Se pronunciamo un suono doppio, infatti, lui ci farà caso quando cercherà di imitarci. La correzione della pronuncia è sconsigliabile, perché potrebbe creare in lui un senso di insicurezza. Un altro gioco carino potrebbe essere quello di creare un breve filmato in cui fa gli auguri a parenti o amici e rivederlo insieme a lui, perché riveda le cose che dice e le sue stesse reazioni nel pronunciare i suoni. Ci si può anche divertire a recitare insieme al bambino una poesia o una canzone, affinché tutto gli sembri un gioco e porti in lui la voglia di pronunciare sempre nuove parole o suoni.

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