Pianto neonato: quando preoccuparsi e come calmarlo

Con il pianto un neonato esprimere un bisogno, un disagio o semplicemente il suo umore. Non sempre è facile da comprendere, ma per la mamma che è accanto a lui tutto il giorno, sarà facile capire di cosa il suo bambino abbia bisogno. Sin dai primi giorni di vita, il bambino comprende che piangere è un modo per richiamare l’attenzione dei genitori e tutti coloro che gli sono intorno. Per questo comincia subito ad utilizzarlo come mezzo per comunicare.

Pianto neonato

Chiaramente crescendo il bambino utilizza sempre meno il suo pianto poiché comincia ad esprimersi anche con le espressioni del viso, con smorfie e sorrisi, e del corpo. Più tardi arrivano anche i primi suoni e l’uso del linguaggio. La prima cosa che bisogna fare, nel caso di un neonato che piange, è quella di ascoltarlo e osservarlo con attenzione, per essere pronti a intervenire se necessario. Spesso, potrebbe anche essere inutile intervenire, poiché in alcuni casi il pianto è solo un modo per il bambino per scaricare uno stress dato da troppi stimoli esterni. Ad esempio quando è molto stanco ha bisogno di piangere per scaricarsi prima di addormentarsi.

La cosa che non bisogna assolutamente fare è quella di pensare che ogni volta che il bambino piange sia il segnale che ha fame e vuole essere allattato. Questo potrebbe portare il bambino ad abituarsi a ritmi squilibrati con l’allattamento, con successivo affaticamento per la madre. Inoltre, in questo modo il bambino si nutre male, poiché tende a succhiare per brevi momenti e assimila solo la parte più liquida di latte materno, priva dei nutrienti necessari.

Bambino che piange: i motivi

Il pianto neonato è il suo modo di comunicare, soprattutto durante i suoi primi giorni di vita. Ha ancora bisogno di tempo per potersi abituare a tutti i cambiamenti avvenuti dopo la sua nascita e al fatto di non trovarsi più nel rassicurante grembo materno. Provare a dare la giusta interpretazione ai vari tipi di pianto può aiutare a comprendere meglio i bisogni del proprio bambino, evitando anche preoccupazioni inutili. Il bambino solitamente piange per fame. Ci sono neonati che attendono tranquillamente il momento della poppata ogni due o tre ore e altri che piangono per dire di aver appetito. Il pianto può anche significare stanchezza, che è stato sollecitato troppo dagli stimoli esterni. Può anche indicare un malessere, come le coliche al pancino o il pannolino sporco, oppure anche i disturbi dovuti alla dentizione. Il pianto potrebbe anche nascondere un desiderio di attenzione da parte del bambino, bisogno di coccole o di sentirsi rassicurati.

Bimbo che piange di notte

Spesso i neonati piangono la sera. In questo caso il pianto è ben chiaro e diverso da quando ha fame o è stanco: somiglia più a delle grida di rabbia, che possono durare poco o per più di un’ora. Non bisogna preoccuparsi, non è nulla di allarmante, sono delle crisi immotivate, date dal fatto che il bambino quando era in grembo si era abituato a determinati ritmi, per cui la sera era proprio il momento in cui era maggiormente agitato. A ciò si aggiunge il fatto che nei suoi primi giorni di vita non ha ancora compreso la differenza tra il giorno e la notte. Si tratta di un pianto che gli serve proprio per adattarsi a questi nuovi ritmi di vita. Molti pediatri sono d’accordo nell’affermare che queste crisi di pianto servano al bambino per scaricare la tensione accumulata durante la giornata. La soluzione più naturale è quella di prenderlo in braccio e cullarlo dolcemente. Ad alcuni bambini piace che la mamma cammini mentre lo culla.

Prima di dormire e quando si sveglia

E’ del tutto normale che il neonato poco prima di addormentarsi possa avere crisi di pianto, ma l’errore che non bisogna commettere è quello di pensare che ogni volta che piange sia perché ha bisogno di essere allattato. E’ importante che il bambino dorma bene di notte e senza interruzioni. Nei primi mesi bisognerebbe dargli da mangiare di notte solo quando siano trascorse almeno tre o quattro ore prima dall’ultima poppata. La madre dovrà imparare pian piano a interpretare correttamente il pianto neonato e capire quali siano i suoi bisogni.

Interpretare il pianto neonato

Ogni tipo di pianto è diverso e si accompagna anche a un preciso linguaggio del corpo del bambino. Chiaramente, ci vuole tempo perché la mamma impari a distinguere i tipi di pianto e i bisogni del suo piccolo. La cosa fondamentale è non perdersi d’animo. Basterà cominciare a ricordare quanto tempo sia trascorso dall’ultima poppata o dall’ultimo cambio di pannolino, per capire se sia questa la ragione o magari il sonno. Bisogna distinguere se la ragione del pianto neonato sia il freddo o il caldo oppure un rumore o un profumo intenso. Bisogna osservalo con attenzione e pian piano si comincerà a capire tutto ciò che comunica un neonato che piange.

Come comportarsi

Ogni pianto necessita di una sua specifica risposta. Per cui, la prima cosa da fare nel caso di un bimbo che piange sarà quella di eliminare qualsiasi stimolo e metterlo in un ambiente dove possa dormire tranquillamente. Cantargli una canzoncina dolce potrebbe conciliare il sonno o calmare le crisi di pianto. Meglio evitare di farlo abituare ad addormentarsi in braccio. Spesso lasciandolo sfogare da solo potrebbe anche addormentarsi dopo pochi minuti, una volta che si sia liberato dallo stress. Coccolarlo mentre sta per addormentarsi, magari nel suo lettino, può soddisfare il suo bisogno di attenzioni e stimolare la sua autostima.

Quando preoccuparsi

Nel caso di pianto senza motivo, pianto inconsolabile neonato o magari quando il pianto è accompagnato da un rossore accentuato sul viso, gli manca il respiro e la sua temperatura corporea è alta, allora bisogna preoccuparsi. Solitamente c’è da preoccuparsi quando il pianto dovesse perdurare per più di mezz’ora, nonostante si provi in tutti i modi a calmarlo. In tali casi è opportuno consultare il proprio pediatra che valuterà la causa di tale situazione.

Come calmare bimbo che piange

Vi sono diversi modi per calmare bimbo che piange. Un consiglio utile potrebbe essere quello di avvolgerlo in una coperta, senza tenerlo troppo caldo. E’ un trucco che può aiutare ad alleviare il pianto. Alcuni bambini, tuttavia, non amano sentirsi fasciati stretti, in tal caso sarà meglio avvolgerlo nel cuscino da allattamento. Nei primi mesi di vita può manifestare problemi di digestione, per cui il pianto neonato potrebbe essere dato proprio da tali disturbi, ecco quindi che il modo migliore per poterlo calmare è quello di tenerlo tra le proprie braccia, trovando una posizione confortevole. Se avete voglia di fare una passeggiata, allora potreste posizionarlo in una fascia o un marsupio, in questo modo, sentendosi cullato, potrebbe anche concedersi un bel sonnellino.

I tipi di pianto del neonato

Quando il neonato ha fame, il suo pianto inizia come un leggero rumore nella gola, un po’ come fosse tosse, per poi sfociare in lacrime. Comincia a succhiare le labbra, ad arricciare la lingua sui lati e a portare i pugni alla bocca. Dargli da mangiare il prima possibile è ciò che può evitare che si agiti in modo eccessivo, con il rischio che possa poi ingoiare troppa aria. Quando il bimbo ha sonno, il suo pianto è anticipato da leggere lamenti con crisi via via più intense. Se non si interviene, passati pochi minuti di sfogo, il bambino si calma e si addormenta da solo. Spesso il bambino può piangere perché ha bisogno di compagnia, in questo caso smette non appena qualcuno lo prende in braccio. Quando ha coliche o problemi intestinali il pianto è disperato e le sue urla sono acute e il corpo si irrigidisce. In questo caso bisogna trovare la posizione più comoda per lui, magari cullandolo a pancia in giù sull’avambraccio, dandogli qualche colpetto sul sederino.

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