sepsi neonatale
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Sepsi neonatale conseguenze

La sepsi neonatale è una patologia clinica definita come una sorta di invasione del flusso circolatorio da parte di aggressivi microrganismi. Si manifesta con evidenti segni sistemici di infezione. A seconda dell’epoca di esordio, si distingue una forma di sepsi precoce, che si manifesta entro i primi quattro giorni di vita del bambino. Mentre, si parla di sepsi tardiva se si manifesta dopo il quarto giorno di vita.

Sepsi neonatale

Nel momento in cui, un bambino contrae una qualunque infezione, il sistema immunitario interviene prontamente per contrastare gli agenti che l’hanno causata. Nel caso di sepsi, il sistema immunitario risponde in maniera anomala, per cui attacca i tessuti sani dello stesso organismo. In caso di sepsi neonatale, la risposta del sistema immunitario del bambino, si attiva in maniera così forte da scatenare uno stato di sangue che potrebbe risultare fortemente dannoso per il piccolo. L’organismo risponde generando una sovrapproduzione di globuli bianchi per contrastare l’infezione. Solitamente, questo accade prima che il bambino abbia compiuto 90 giorni.

Cause e sintomi

In gran parte dei casi, l’infezione primaria di sepsi è di origine batterica, ma potrebbe anche essere di natura virale o data da micosi. Solitamente, viene trasmessa dalla madre al bambino durante la gravidanza. I batteri, noti come responsabili di sepsi nei neonati sono E.coli, altri batteri appartenenti allo Streptococco del gruppo B, la Salmonella.

Anche il Virus Herpes Simplex può causare l’infezione. In relazione alla severità dell’infezione, la sepsi neonatale può mostrare diversi sintomi, tra i quali i più comuni sono l’inappetenza, la tendenza a vomitare, una elevata temperatura corporea, una eccessiva irritabilità, cambio nel ritmo cardiaco, un particolare colore degli occhi e dell’incarnato con casi di ittero neonatale.

Potrebbe anche notarsi una ridotta minzione e un rigonfiamento nell’area dello stomaco e della cosiddetta fontanella. Nel caso in cui si dovessero notare anche solo due dei sintomi descritti nel bambino, è consigliabile consultare un medico. Nel caso in cui, non si dovesse intervenire prontamente, potrebbe manifestarsi un danno permanente nella crescita e nello sviluppo del bambino.

Sepsi neonatale conseguenze

Le complicanze più note e preoccupanti di sepsi neonatali sono lo shock settico, una grave insufficienza respiratoria, l’ipertensione polmonare, un’insufficienza renale e cardiaca, una coagulazione intravascolare e convulsioni. Lo shock settico è senza dubbio la manifestazione più importante poiché è causa di un tasso di mortalità infantile che può raggiungere anche l’80%.

Sepsi neonatale cure

Non è affatto semplice eseguire una diagnosi precoce di sepsi neonatale, poiché i sintomi non sono specifici, ma soprattutto perché la sua evoluzione è molto rapida. Per effettuare una diagnosi esatta, in genere si esegue un’emocoltura positiva per un microrganismo. Molti neonati con sepsi mostrano anche la concomitanza di meningite. Utili anche gli esami sulle urine, con tampone faringeo, nasale, cutaneo, rettale, auricolare.

I metodi di intervento in questi casi sono la terapia antibiotica e il trattamento immunologico. La prima bisogna iniziarla subito, una volta che sia stata diagnosticata la sepsi. Una volta che siano stati identificati i germi responsabili, la terapia antibiotica sarà mirata. Solitamente, nel neonato bisogna intervenire con più antibiotici in associazione.

Per quel che riguarda i trattamenti di immunoterapia per sepsi neonatale, questi si basano sulla somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa, trasfusione eseguita con un volume di sangue fresco pari al doppio di quello del neonato, trasfusioni di granulociti e somministrazione del fattore di crescita dei granulociti neutrofili.

Se diagnosticata in tempo e trattata adeguatamente, la sepsi neonatale consente al bambino un recupero completo. Tuttavia, la sepsi neonatale severa espone il bambino al maggior rischio di infezioni in futuro.

PCR neonatale

Per diagnosticare la presenza di infezioni, solitamente, si eseguono delle accurate indagini ematologiche. Si valuta il rapporto neutrofili immaturi e neutrofili totali. Viene analizzata anche la proteina C reattiva, la cosiddetta PCR, la velocità di eritrosedimentazione che viene comunemente indicata con l’acronimo VES e il valore relativo alle piastrine.

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